Radio Potenza Centrale, la radio che si vede
Per sintonizzarti, mettiti comodo/a... Bonaventura Postiglione ed il cameraman Saverio Lorusso ti faranno vivere un gionalismo povero ma reale. Fatto di assoluta verità. Registriamo le istanze e le ansie della gente. I pareri... in piena libertà. Abbiamo fatto della parola 'libertà' il nostro credo, il nostro motto; ecco perchè facciamo parlare il Popolo, le persone che incontriamo per caso sul nostro cammino ovvero chi non utlizza il mezzo per reconditi scopi. Clicca su continua, se vuoi, lascia un commento e... buona visione!
I dirigenti dell’Organizzazione agricola lucana hanno incontrato gli imprenditori agricoli del Metapontino duramente colpiti dal maltempo.
Si sono riuniti ieri sera a Metaponto imprenditori agricoli e dirigenti Coldiretti Basilicata per fare un primo bilancio sugli ingenti danni causati dalle esondazioni dei fiumi e mettere a punto le strategie da adottare per far ripartire il settore primario lucano. Dall'incontro, molto partecipato, è emerso che la catastrofe poteva essere evitata. Da anni Coldiretti Basilicata sollecita gli organismi governativi a prendere seri provvedimenti per la messa in sicurezza dell'intero territorio regionale. Campanelli d'allarme si erano avuti con le esondazioni degli scorsi mesi puntualmente denunciate da Coldiretti. L’esondazione attuale del Bradano è una fotocopia accentuata di quella del 12 dicembre del 2008; il ponte della ferrovia e lo svincolo in concomitanza della SS 106 hanno deviato il naturale corso del fiume che oggi ha rotto gli argini ed ha provocato disastri a danno delle aziende agricole circostanti. È si un evento eccezionale ma i danni si potevano evitare.
settore primario lucano è in ginocchio. I dirigenti Coldiretti attendono l’operatività della Regione. Dopo gli interventi di emergenza si devono mettere in campo le azioni positive per far ripartire l’economia locale e le imprese agricole. Sicuramente la priorità massima è rappresentata dal ridare subito un tetto e relative strutture aziendali a quelle famiglie che si sono viste spazzare dalla furia dell’acqua tutti gli strumenti del loro lavoro. Si chiede non solo la puntuale verifica dei danni per avanzare il riconoscimento di calamità ma soprattutto un vero piano di intervento con l’indicazione delle opere da realizzare in via prioritaria, che si dia definitivamente corpo ai contratti territoriali di manutenzione da affidare alle imprese agricole che sicuramente sapranno meglio salvaguardare il territorio invece che profondere danaro pubblico in progetti “politico-sociali” che non assicurano certezza di lavoro né effetti concreti di opere utili.
Le Tavole Palatine allagate, ingenti danni alle aziende agricole circostanti, 70 sfollati. Più di duecento vacche da latte annegate nella melma e nel fango. L’esondazione del Bradano è una ferita ancora aperta. La Croce rossa di Basilicata si mobilita per un primo soccorso logistico e psicologico.
Stesso giorno, stessa ora, stesso fiume. A soli cinque anni di distanza l’evento calamitoso si ripete. Gli argini del Bradano e delle altre principali aste fluviali lucane non reggono la portata eccezionale causata dalle piogge. Le paratie delle dighe devono essere aperte per garantire il mantenimento del livello di guardia. La pioggia continua e c’è chi va a letto presto perché domani gli aspetta un altro giorno di lavoro nei campi. Dalle
Ma è questione di un attimo.
In pochi minuti una valanga d’acqua spegne i sogni di una vita. Tutti su ponti ed alture, tetti e terrazzi, per assistere inermi ad un disastro naturale. Tutti in attesa di aiuti, che non sembrano arrivare mai.
Il giorno dopo, la quiete dopo la tempesta. In una giornata di sole si contano i danni e ci si rimbocca le maniche per affrontare la gestione dell’emergenza.
Si tratta di aiutare non solo gente bisognosa, ma anche amici e parenti che non sanno dove andare, cosa mangiare, dove dormine e soprattutto non riescono a capacitarsi dell’accaduto.
A seguito dell’incontro di Coordinamento Soccorsi istituito presso
Nel campo allestito alle “Tavole Palatine” dalla Protezione Civile, una media di 10 volontari si alternano 24 ore su 24. Pionieri, Volontari del Soccorso e Comitato Femminile collaborano nell’assistenza sanitaria, nella preparazione dei pasti e nel supporto psicologico. Ognuno fa il suo, le esigenze sono tantissime. Bere, mangiare, vestirsi, dormire!
Lo scopo principale, per quanto difficilmente raggiungibile, è quello di ricreare delle condizioni di benessere fisico e psicologico.
Il Gruppo di Croce Rossa di Bernalda è quello più attivo nella gestione dell’emergenza, opportunamente coadiuvato per la logistica dai Pionieri di Matera, occupandosi sia della preparazione dei pasti per circa 70 sfollati, che la distribuzione in tenda e il trasporto presso altri domicili di fortuna scelti da alcune famiglie che vogliono restare vicino ai loro beni e alle loro case.
Ogni volontario mette a disposizione la propria professionalità, dalla casalinga al medico, dall’elettricista alla psicologa. Gente in formazione continua, preparata da sempre per gestire questi eventi, oggi da prova del proprio spirito di umanità e unità.
Gli aiuti alimentari e il vestiario vengono forniti direttamente dalla Croce Rossa, dalla Protezione Civile ed anche da numerose imprese del settore alimentare Materane e locali, oltre che da parenti ed amici degli sfollati.
Ieri sera la visita del Commissario Regionale Dott.ssa Scalise volta a valutare le emergenze, le criticità e i bisogni richiesti sia dai propri volontari che dall’intera macchina dei soccorsi.
Intanto si aspetta il ritiro delle acque, che avviene a rilento. Tutti fermi ad aspettare, gente disperata che vede i suoi campi una volta rigogliosi, dove l’occhiolino roseo delle fragole in serra trasmetteva serenità ed orgoglio, ora scomparsi sotto un mare di fango ed acqua. Straziante per tutti, e per i proprietari ancor più, ascoltare il muggito degli animali ancora vivi in attesa di essere alimentati, contrapposta ad una inerme incapacità di poterli raggiungere.
Ma la gente non è sola, la cittadinanza è stretta tutta attorno ai propri cari più sfortunati, i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine e soprattutto, una Croce Rossa fatta tutta da lucani per i lucani.
Inizia la nostra collaborazione con Giulio Laurenzi. Pubblicheremo con immenso piacere, di tanto in tanto, le sue vignette. Se Radio Potenza Centrale è una potenza di radio, le vignette di Giulio sono una potenza di satira. Ovvio che il nostro rapporto è improntato sulla cordialità e soprattutto sulla libertà. E' quello che stiamo cercando di fare: costruire un mezzo dove la parola 'libertà' abbia il suo vero significato.
I giornalisti lucani invitati da Saro Zappacosta, per la prima volta nella loro storia, a promuovere l'azione comune da concordare affinché si eserciti la vigilanza senza mollare mai la presa.
Lettera firmata
Sul contenuto della lettera del tecnico, cari colleghi, lascio a voi le dovute conclusioni. Da parte mia l’invito a tutti di cogliere l’appello finale in essa contenuta, affinché i giornalisti lucani, per la prima volta nella loro storia, promuovano un’azione comune da concordare affinché si eserciti la vigilanza senza mollare mai la presa. Cordialmente
Saro Zappacosta
Egregio Direttore,con gli amici carissimi colleghi. Il 30 Maggio del 1966, Tonino Dapoto, Vittorio Sabia, Lino Viggiani, Raffaele Garramone, Franco Corrado, Luciano Carpelli, Ferdinando Moliterni, Pasquale Daraio, Nicola Perri e Biagio Lacentra creammo i presupposti per la nascita dell’Associazione provinciale della Stampa lucana entrando a far parte del primo consiglio direttivo. Sono trascorsi 45 anni fa. Oggi,come allora, credo che i giornalisti rappresentano una corporazione, il cui principale obiettivo debba essere il dovere di difendere la società dai soprusi e dalle ingiustizie. E che tale dovere potrà essere compiutamente esercitato soprattutto quando si è uniti, legati da spirito concorde e comune visione. E’ vero: non sempre lo siamo stati. Oggi però, come uno dei decani del giornalismo lucano, vi invito per la prima volta nella nostra storia a superare i naturali momenti di divisione ideologica e culturale, per diventare un corpo unito e compatto in difesa dei lucani, delle loro famiglie, del futuro dei nostri giovani. In difesa del territorio lucano, perché il suo petrolio e la sua acqua, da fonte di ricchezza sono diventati fonte di corruzione. E’ in atto un feroce tradimento ai danni del popolo lucano, che solo i giornalisti, per la prima volta uniti, potranno respingere salvando così le attese di quanti –e sono tutti- avvertono che sul petrolio e l’ acqua lucana si sta assistendo ad un vero e proprio assalto alla dirigenza. Affermo ciò, e ne sono convinto, perché è pervenuta nella redazione del settimanale del quale sono editorialista, una lettera firmata da un tecnico della materia in esame, che non ritengo opportuno pubblicare in esclusiva, poiché in essa è contenuto un appello a tutta la stampa, e che pertanto sottopongo all’attenzione dei direttori e dei colleghi giornalisti, nella certezza che coglieranno la drammaticità del contenuto. Con il titolo “Cui Prodest“ questa la lettera che trascrivo integralmente, invitandovi a pubblicarla unitamente alla mia lettera. Nel corso della settimana si terranno una serie di incontri su una delle tante risorse lucane: il petrolio, per definire le nuove intese tese a riverberare sulle comunità indigene i riflessi positivi dell’oro nero che, attualmente, contribuisce in misura del 15% alla bolletta energetica nazionale ed il cui peso nei prossimi anni crescerà fino a circa il 25-30%. Se solo si considerasse che
Radio Potenza Centrale continua la sua crescita. Mantiene il suo primato indiscusso tra i mezzi editoriali della Basilicata. Da decenni è una realtà nel panorama delle Aziende che contribuiscono all cerscita economica del nostro territorio. Infatti le aziende che hanno affidato a Radio Potenza Centrale i propri budget pubblicitari hanno visto crescere esponenzialmente i loro fatturati. Per quanto concerne l'informazione, edita dodici edizioni giornaliere di un radiogiornale nazionale veloce e puntuale per un informazione aggiornata quasi minuto per minuto di quello che accade nel nostro Paese. Per quanto attinene invece l'informazione locale, tra un disco e l'altro, 24 ore su 24, con una programmazione in rigorosa diretta, gli speaker aggiornano gli ascoltatori, in tempo reale, senza tediare gli utenti con 'polpettoni' lunghi di notiziari noiosi. Infatti Radio Potenza Centrale non trasmette neanche un minuto in differita: tutti i programmi sono in diretta ed in collegamento con gli ascoltatori attraverso il centralino telefonico (0971 45 846) e la linea SMS (349 511 90 88). L'interazione con il Pubblico è la formula vincente del format radiofonico collaudato e ideato dal nostro direttore, Bonaventura Postiglione, da oltre 34 anni. Infatti gli editori di altre emittenti, sparse su tutto il territorio nazionale, che hanno adottato questa formula, hanno avuto modo di registrare solo successi. Maggiori informazioni su http://www.radiopotenzacentrale.com.
Sarà presentato venerdì 27 agosto 2010 alle 18.30 presso il Centro visite del Pollino di Chiaromonte il libro di Carlo Calza "Cronologia storica della Città di Chiaromonte". Il lavoro ripercorre in poche pagine la storia del paese, dal VI secolo A.C. fino ai giorni nostri e si propone anche come utile strumento di studio per i ragazzi delle scuole dell'obbligo, ai quali viene dato così uno strumento per conoscere la storia del proprio paese in maniera semplice e completa offrendo spunti per particolari approfondimenti. E' questo il secondo lavoro del genere del professor Calza, che segue a distanza di due anni quello già realizzato per la città di Lagonegro mentre la storia di altri comuni lucani è già oggetto di approfondimento e studio per successive pubblicazioni. Il libro sarà presentato dal professor Giovanni Percoco con interventi del pittore Franchino Ricciardi.
xxxx
Su questo pezzo non c'è filmato
-
Riflessioni agostane xxxx
Di David Incamicia
Ora in molti saranno soddisfatti. In questo periodo nel quale il Paese assiste all'ennesima crisi politica e istituzionale, dove prevalgono i tatticismi e il gioco di rimessa, lo sport più amato dagli italiani riesce a ritagliarsi uno spazio di fiera allegria. Nei giorni scorsi il nuovo C.T. Cesare Prandelli, chiamato a gestire la ricostruzione del dopo Lippi, ha ufficializzato le prime convocazioni della sua Nazionale, quasi tutte all'insegna del rinnovamento anagrafico. Ma anche filosofico. Perchè si riparte dai "monelli" del pallone, gli interpreti più acclamati del calcio tutto genio e sregolatezza: Cassano e Balotelli. Un sentimento assai simile all'antipolitica da tempo impregnava le discussioni al bar, al lavoro, sulla metro. Meglio il grigio rigore della tattica esasperata, l'ideologia del gruppo sopra tutto, o l'anarchico impulso della fantasia dei singoli? Un quesito al quale gli italiani, come foglie al vento, cedendo a quel vizio tanto abusato proprio in politica, rispondono da sempre in maniera differente a seconda dei successi - o delle disfatte - degli undici beniamini in casacca azzurra. E allora "meglio il gruppo!", si è sentito ripetere fino alla nausea dopo la vittoria del titolo mondiale in Germania, quando obiettivamente la squadra non si distinse per un calcio brillante, offensivo, animato dalle giocate di un Totti o di un Del Piero. Per poi, invece, rivendicare a gran voce l'estro dei pochi talenti puri rimasti in circolazione dopo le prestazioni da oratorio dello scorso giugno. Non è una diatriba di poco conto, figlia dell'atavico qualunquismo popolare che trasforma chiunque in "tuttologo", capace di dispensare facili patentini di competenza agli appassionati. Perchè se è vero che l'Italia annovera 65 milioni (o giù di lì) di opinionisti e allenatori, è altrettanto ineccepibile che la pedata è andata sempre più assumendo i crismi del fenomeno sociale a tutto tondo. Sovrapponendosi sovente a categorie ritenute ben più rilevanti negli ambienti fedeli al politically correct, come la finanza e la stessa politica. Chi ha dimenticato che giusto dieci anni fa, dopo una finale europea perduta contro gli eterni rivali della Francia, l'allora commissario tecnico Dino Zoff, vera e propria icona nazionale, fu costretto a rassegnare le dimissioni in seguito agli sferzanti giudizi espressi nei suoi confronti nientemeno che dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi? O che solo qualche mese addietro, proprio il naturalizzato Balotelli fu oggetto di duri attacchi da parte di diversi esponenti leghisti che si prodigarono in improvvide considerazioni di tipo sociologico per motivare l'indole ribelle del ragazzo, arrivando perfino a sostenere che le sue bizze, fuori e dentro il campo, fossero dovute a un deficit di civilizzazione e alla rozza educazione ricevuta? Un "bamboccione" più privilegiato e nient'altro... Il calcio, del resto, è divenuto affare socialmente rilevante non solo poiché rappresenta, per dirla con l'espressione di taluni radical chic, l'oppio del popolo, bensì anche in virtù dell'accresciuto interesse da parte dell'establishment economico e delle banche che hanno intravisto la possibilità di incrementare, spesso in modo spregiudicato, i propri guadagni. Con annessi scandali e crash finanziari, il più delle volte impuniti, anche in questi tempi di "vacche magre" e tribolazioni collettive. Ma la globalizzazione si sa,
specie rispetto ai circuiti del profitto, nutre da sempre una cinica consapevolezza. Basti pensare al puntuale tira e molla che, alla vigilia di ogni stagione agonistica, ha contraddistinto le trattative sui diritti televisivi. Dunque, tornando agli aspetti tecnici, nella chiamata alle armi dei due estrosi e indisciplinati ragazzotti si può scorgere il segno di un passaggio epocale, pure in questo caso come in politica. Non illudiamoci, però. Restituire la giusta dose di romanticismo a uno sport ormai ammorbato e caratterizzato da una visibile decadenza culturale e organizzativa, innanzitutto e per l'appunto a livello tecnico, non sarà affare semplice. Cassano e Balotelli possono di certo costituire la prima pietra di una necessaria ricostruzione, della "grande riforma" del calcio così attesa e invocata. Ma per rimoralizzare quel sistema occorreranno tempo e pazienza, così come per riottenere dei risultati degni della nostra tradizione.
Di Giampiero D'Ecclesiis
-----
Una piccola recensione sul libro 'Terroni' di Pino Aprile con qualche considerazione aggiunta XXX
Ho letto il libro di Pino Aprile intitolato “TERRONI” e ve lo consiglio, è un libro interessante che riporta molte notizie utili e, ai più, non note; un libro che vi prende le viscere e ve le morde, specie se siete meridionali, un libro utile per una riflessione su che cos’è il nostro Paese, quali i suoi mali e vizi di nascita, quali sono le ragioni profonde di alcune differenze.
Per carità, non mi permetto di darne un giudizio storiografico, non sono uno storico e non sarei in grado di dare un giudizio del genere però certo è che il filo conduttore del libro tocca punti nevralgici, evoca reminescenze inconsapevoli, agita, costringe ad una riflessione.
Confesso di avere sempre considerato nella mia mente la storia del Risorgimento Italiano una memorabile taroccatura nella quale tutto il positivo, e c’è ne sono state di pagine onorevoli e memorabili, è stato esaltato e sacralizzato e tutto il negativo, e ce ne sono state di vergognose sozzure, è stato nascosto sotto il tappeto dalla storiografia compiacente scritta dai vincitori.
Confesso che ho sempre pensato che l’Italia, quella che considero la mia Patria, sia nata sul Carso, sul Piave a Vittorio Veneto e che solo dalla Grande Guerra in poi si sia potuto parlare di Nazione.
Ma Pino Aprile ci prende per mano e ci conduce lungo sentieri che seguono una visione prospettica della storia vista da Sud che polverizza anche questa mia visione, mi fa toccare con mano una condizione di minorità meridionale, strutturale allo sviluppo del settentrione d’Italia alla quale forse avevo pensato in maniera frammentaria, intravedendola dietro elementi di riflessione sparsi che, invece, Aprile porta a sintesi costruendo un quadro che mette a sistema tanti elementi distinti della storia politica nazionale antica, recente e recentissima.
Il libro mi è piaciuto e ve lo consiglio caldissimamente non tanto e non già per lasciarsi cullare dal sogno di un passato che idilliaco certo non era e che comunque ormai è passato, quanto per cercare di ragionare su un cambio di prospettiva nella valutazione delle cose politiche nazionali: non più destra e sinistra ma Nord e Sud.
Faccio qualche esempio.
Federalismo fiscale, Riforma dell’Università, Caso Fiat di Pomigliano, Situazione infrastrutturale del Paese, Sanità, Ricerca scientifica: non in uno degli argomenti che ho sopra richiamato c’è una situazione anche minimamente paragonabile tra Nord e Sud del Paese eppure tutte le finanziarie, le riforme, le proposte le discussioni, tanto a destra quanto a sinistra portano avanti posizioni che tendono a penalizzare il Sud, sprecone, rispetto al Nord virtuoso.
Gli stessi cosiddetti difensori del Sud, quelli che apparentemente vorrebbero portare avanti la tutela del Sud hanno assunto una posizione difensiva perciò in luogo di rivendicare la necessità di riequilibrare il Paese costruendo dove non ci sono infrastrutture, portando la ricerca dove non c’è, aumentando gli investimenti dove c’è territorio e capitale umano da utilizzare, ormai stanno sulla difensiva riportando come un successo essere riusciti a proteggere questo o quell’interesse locale meridionale.
Io pretendo una politica della Nazione che faccia di me un cittadino di pari diritto di un abitanti della Lombardia e per questo ci vogliono politiche, finanziamenti, volontà e se insieme a questo dobbiamo abolire tutte le pensioni di invalidità e pagare le autostrade io dico chissenefrega. E’ una guerra quella che è in atto, una guerra economica di dumping strisciante che in 150 anni ha portato il Sud in una condizione di arretramento che mai ha avuto nella sua storia, è una guerra e in guerra ci sono morti e feriti.
Mi domando e vi domando è lecito pensare di combattere questa guerra di parificazione nel nostro Paese?
Sinceramente di un Lombardo con interessi in Lombardia e di un governo isorientato a favore del Nord non so che farmene. Vediamo un po’ la Lista:
Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, nato a Milano Lombardia
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Gianni Letta: Nato ad Avezzano,dal 1973 dipendente del Cav. Berlusconi, Abruzzo
Ministri con portafogli (alias ministri veri)
Ministero degli Esteri
Franco Frattini Nato a Roma Lazio
Ministro degli Interni
Roberto Maroni, nato a Varese,Lombardia
Ministero della Giustizia
Angelino Alfano, nato ad Agrigento,Sicilia
Ministro della Difesa
Ignazio Larussa, nato a Paternò (Ct), (trasferitosi a Milano all’età di 13 anni) Sicilia/LOMBARDIA
Ministro dell’Economia e delle Finanze
Giulio Tremonti, nato a Sondrio Lombardia
Sviluppo Economico
Silvio Berlusconi (ad interim) Lombardia
Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali
Giancarlo Galan, nato a Padova Veneto
Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Stefania Prestigiacomo, nata a Siracusa Sicilia
Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Altero Mattioli, nato a Cecina (Li) Toscana
Ministro del Lavoro, della Salute e Politiche Sociali
Maurizio Sacconi, nato a Conegliano Veneto
Veneto Ministro della Salute
Ferruccio Fazio, nato a Garessio (CN) Piemonte
Ministro dell'Istruzione Università e Ricerca
Maristella Gelmini, nata a Leno (BS) Lombardia
Ministro per i Beni e Attività Culturali
Sandro Bondi, nato a Massa Carrara Toscana
MINISTRI SENZA PORTAFOGLI
Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale
Raffaele Fitto, nato a Maglie (Lecce) Puglia
Ministro per l'Attuazione del programma di Governo
Gianfranco Rotondi, nato ad Avellino Campania
Ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione
Renato Brunetta, nato a Venezia Veneto
Ministro per le Pari Opportunità
Mara Carfagna, nata a Salerno Campania
Ministro per le Politiche Europee
Andrea Ronchi, nato a Perugia Umbria
Ministro per i Rapporti con il Parlamento
Elio Vito, nato a Napoli Campania
Ministro delle Riforme per il Federalismo
Umberto Bossi, nato a Cassano Magnago (Varese) Lombardia
Ministro della Gioventù
Giorgia Meloni, nata a Roma Lazio
Ministro per la Semplificazione
Roberto Calderoli, nato a Bergamo Lombardia
Ministro del Turismo
Michela Vittoria Brambilla, nata a Lecco Lombardia
Ministri con portafogli: Nord 10, sud 2
Ministri senza portafogli: Sud 4, Centro 2, Nord 4
Peraltro aver messo un pò di ascari nei ministeri senza portafogli mi pare voglia dire poco o niente.
Di fatto se si dice che il paese è in mano a Italiani del nord si fa una constatazione di fatto.
Tra i ministri con poteri di spesa gli unici meridionali sono ambedue siciliani, quello dell'ambiente e quello della giustizia, per il resto i gangli del potere politico, economico sono strettamente nelle mani di una testa pensante che è tutta lombardo-veneta. Ci meravigliamo che al Sud le cose vanno male?
Per carità non parliamo della situazione a sinistra dove tra un Letta(minor) e un Bersani e la Rosy Bindi la preoccupazione maggiore è cercare di compiacere l'elettorato settentrionale al punto che s'è creata una “questione settentrionale”.
Cosa sarebbe la questione settentrionale? Semplicemente non gli basta tutti i vantaggi che ne hanno, ne vogliono di più e che vada a remengo il resto del Paese.
Insomma vi invito a leggere questo libro che per me è dirompente nel suo contenuto e nelle riflessioni che induce.
Giampiero D'ecclesiis
-
Riflessioni sussurrate in piena estate -----
David Incamicia
Di David Incamicia
Mi capita spesso di girovagare per il web alla ricerca di fatti, commenti, opinioni che possano riguardare l'attuale e difficile momento della nostra amata Italia. Del resto, come non essere curiosi di ciò che pensano di noi, ad esempio, gli osservatori stranieri, specie alla luce delle recenti rilevazioni dei vari istituti di ricerca sullo stato di salute economica e sociale del nostro Paese? E così, gira che ti rigira, mi sono imbattuto qualche sera fa in un interessante ritratto tracciato dal sito francese lexpress.fr sulla condizione dei giovani italiani. "Affittasi appartamento a Roma", così esordiva il pezzo del web giornale transalpino riferendosi a un annuncio pubblicato da un'agenzia immobiliare della capitale, che ha ispirato una singolare forma di protesta di un gruppo di ragazzi presentatisi a quell'agenzia con tanto di bottiglie di spumante. Una manifestazione "festosa" con la quale speravano di attirare l'attenzione sul proprio stato di perenne precarietà economica. Sul fatto che, per quelli della loro età, i più severamente colpiti dalla crisi, è spesso impossibile permettersi l'affitto di un appartamento. "Volevamo trovare ascolto, parlare del fatto che in molti semplicemente non possono abbandonare la casa dei genitori", ha spiegato una di loro all'articolista francese. La giovane fa parte del gruppo "Fai la valigia", un'associazione già protagonista di analoghe iniziative la cui ragione sociale è chiaramente indicata nel nome. I giovani italiani sono spesso bersaglio di prese in giro a causa della propensione a restare a tempo indeterminato nel grembo materno tanto da guadagnarsi, loro malgrado, il soprannome di "bamboccioni". Secondo l'Istat, oggi il 60% dei giovani tra i 18 e i 34 anni vivono ancora con i genitori, una proporzione che è quasi triplicata rispetto alla metà degli anni '80. Già prima della crisi trovare un impiego stabile per un giovane italiano si trasformava in un percorso ad ostacoli: senza raccomandazioni, non si poteva certo sperare di accedere a uno dei rari "posti al sole" nel settore pubblico, mentre in quello privato le imprese ricorrevano spesso a contratti a tempo determinato. Senza contare che appunto il fenomeno del precariato è andato accentuandosi a causa della recessione di questi anni. Sempre l'Istat, rileva che negli ultimi 12 mesi quasi l'80% dei posti di lavoro persi in Italia hanno riguardato persone di età compresa tra i 18 e i 29 anni, registrando una diminuzione quasi tre volte maggiore in proporzione alla popolazione generale. L'Italia, d'altra parte, è il paese europeo che conta il più grande numero di giovani disoccupati: più di due milioni, che non hanno né lavorato né proseguito gli studi nel corso del 2009. Ed è proprio da tali statistiche che si evince come il rimanere a casa dei genitori non è affatto una scelta diretta di questi giovani. Anzi, a leggere i dati Istat - ma anche quelli forniti da Cnel e Svimez che individuano proprio i giovani, accanto a operai e meridionali in genere, fra i soggetti più sofferenti - i motivi economici e la cronica difficoltà a trovare un lavoro stabile sono la prima ragione per spiegare questo fatto. "Se potessi, se avessi un lavoro che mi desse maggiore stabilità, andrei via di casa domani", testimonia un altro ragazzo di "Fai la valigia", che non può prendersi l’impegno di pagare un affitto tutti i mesi vista la precarietà del suo contratto di lavoro. A parere della nota sociologa Chiara Saraceno, "questa tendenza è preoccupante non solo per i giovani ma per il futuro del Paese nel suo complesso". Come darle torto? Con un'entrata tardiva nel mercato del lavoro e una carriera segnata dall'insicurezza professionale, questa generazione è di fatto costretta ad aspettare per fondare una propria famiglia. "E' la generazione che sopporta il fardello di una società che invecchia, di una società che investe molto poco per i giovani e che porta sulle proprie spalle il costo della crisi economica", afferma
(p)Link
Commenti
Storico
Stampa




Feed RSS 0.91
Feed Atom 0.3